
Ogni mattina acquisto personalmente il pesce, poi controllo l’albergo e mi insedio in sala per concordare con la cucina il menu giornaliero, stabilito di volta in volta in base al pescato.
I miei genitori erano agricoltori dell’entroterra di Senigallia e quando si è presentata l’occasione di rilevare questo locale, siamo partiti. Eravamo io, mio fratello e i miei genitori, che però non hanno mai lasciato l’azienda agricola e tuttora ci forniscono alcuni prodotti, ad esempio l’extravergine da cultivar leccino e raggiola ed alcuni prodotti dell’orto quali patate, aglio, cipolla ed insalate.
Dal 1988 abbiamo abolito la cucina di terra dedicandoci alle specialità di pesce.
Nel 1994 l’incontro con due persone che mi hanno aiutato ad emergere dall’anonimato: il mio ‘papà gastronomico’, il professore di biologia marina Corrado Piccinetti dell’Accademia della Cucina Italiana, ed Elsa Mazzolini, direttrice della rivista La Madia, mia ‘sorella’ in questa famiglia professionale, che vorrei ringraziare insieme a molti altri. Lo stesso anno abbiamo eliminato il pescato non proveniente dall’Adriatico, surgelato, alloctono o da allevamento”.
Questo breve racconto della mia vita umana e professionale, per dirvi quanto sono sinceramente innamorato del mio lavoro e quanto per me la vostra soddisfazione sia il punto di arrivo di tutto il mio impegno.
Con affetto
Flavio Cerioni
PESCA, SCIOPERO FINO A DOMENICA

L’esasperazione dei lavoratori del mare è al limite, fra crisi e costi di gestione saliti vertiginosamente
Sono esausti, hanno i volti solcati dal vento freddo del mare e alcuni, con trent’anni d’esperienza alle spalle, ammettono che le cose sono cambiate in peggio: le spese sono aumentate, “entrano duemila e ne escono duemila e cinque. Come faccio?”, domanda arrabbiato uno di loro. “Non ci sono più soldi per le barche e se va avanti così chiudiamo”. Qualcuno urla: “E’ arrivato il tempo di fare qualcosa di serio”. I compagni si fomentano ma prima che esploda la tensione Gianfranco Cevoli, presidente della cooperativa, è già pronto a gettare acqua sul fuoco. “Vogliamo comportarci come quelli che sono andati a Roma a picchiare le forze dell’ordine?”. “Siamo in sofferenza”, ammette Cevoli, “ma non per questo dobbiamo aderire ai tafferugli”. Due fazioni, da diverso tempo, si sono create all’interno della stessa cooperativa: da un lato ci sono i più rivoluzionari, pronti a scendere in piazza; dall’altra i riflessivi, non sempre concordi alla adesioni di massa. E se la marineria di Ancona fin da oggi è ritornata in mare, Rimini attenderà l’assemblea di sabato con le altre marinerie dell’Adriatico per poi decidere come continuare la protesta. Una cosa è certa, ammette Cevoli, “rimetterci in barca non vuol dire che lo stato di agitazione scomparirà”.





